Sciopero 12 Marzo _Perché noi non ci saremo
Scritto da: stellarossa on Mar 12, 2010

Oggi lo sciopero "generale" della CGIL, senza il lavoro vivo
Perché noi non ci saremo
freelance, partite iva, lavoratrici e lavoratori a progetto prendono la parola
Non possiamo partecipare allo sciopero indetto dalla CGIL per oggi 12 marzo contro le politiche fiscali del governo. Siamo lavoratori e lavoratrici freelance, a partita iva individuale, o con uno dei cosiddetti contratti atipici, consulenti, grafici, formatori, attrici ed attori, registi, videomaker, operatori del sociale, architetti, programmatori di software, ricercatori, traduttrici, esperti di valutazione ambientale e quant’altro. Per noi che non abbiamo né orario né salario, sarebbe già difficile praticare uno sciopero pensato come astensione per quattro ore da una giornata lavorativa di otto. Ma il vero motivo per cui non saremo in piazza è perché siamo costretti, anche dal più grande sindacato italiano, all’invisibilità. La CGIL, come tutti, destra e sinistra e i loro governi, ci chiama “precari”, ma siccome la precarietà è un dato che riguarda ormai la vita intera e tutti i cittadini, che abbiano un contratto a tempo indeterminato o no, che siano manager o operai, dire “precari” è diventato spesso l’alibi per chi non vuole affrontare i problemi veri. Perché noi non abbiamo diritto a nessuna cassaintegrazione se perdiamo il lavoro? Perché non abbiamo diritto ad alcuna continuità di reddito, come invece avviene in molti altri Paesi dell'Unione europea? Perché, con la “gestione separata inps”, paghiamo contributi per non ricevere alcuna tutela? Perché non abbiamo diritto, come i lavoratori dipendenti, alla maternità, alla malattia, alle ferie? Perché, noi che siamo costretti a lavorare per pubbliche amministrazioni o privati, e quindi non abbiamo nessuna possibilità di evadere nemmeno un centesimo, dobbiamo subire gli studi di settore per “presunta colpevolezza”? Perché dobbiamo pagare iva e fisco alle scadenze prefissate, anche se aspettiamo per mesi i pagamenti per il nostro lavoro? Eppure per governi e sindacati, noi al massimo siamo “precari” in attesa di posto fisso per la sinistra ( cosa che non potrà avvenire mai e che spesso nemmeno cerchiamo), o di elemosina per la destra. Dobbiamo rimanere invisibili, perché così si tenta di occultare la fine del modello di concertazione che si è retto finora sulla Grande Triangolazione: Governo – Confindustria – Sindacato. Sulla grande industria in rapporto al welfare state dello stato centrale. Questo modello è tramontato, lo sa la CGIL che rappresenta in sostanza soprattutto i pensionati da lavoro dipendente del vecchio sistema, e lo sanno gli economisti, i giuslavoristi, i governanti. Eppure non si vuole riconoscere che ormai milioni di persone lavorano e producono, senza alcun diritto o tutela. E che sarebbe ora di ripensare il welfare, adattandolo alla nuova organizzazione del lavoro, che sarà sempre più centrata sul lavoro autonomo, in rete, a partita iva, su imprese fatte da una o poche persone. Non ci saremo, il 12 marzo nelle piazze della CGIL, perché essa per sopravvivere nel suo ruolo di rappresentanza, vorrebbe negare l’esistenza nostra e di tanti altri, vorrebbe negare la realtà. In questo modo non difende né gli interessi degli operai, condannati ad essere sempre più trattati come un peso piuttosto che una risorsa, né quelli del lavoro in generale. Che non è astratto, o immaginario, ma maledettamente reale, e concreto, e ha bisogno di risposte reali e concrete.
Gaia Alberti, lavoratrice a progetto, grafica freelance - Venezia
Peppe Allegri, partita iva, freelance di ricerca e formazione - Roma
Marco Baravalle, lav. a progetto, curatore e critico d’arte - Venezia
Veronica Badolin, partita iva, fotografa freelance - Venezia
Tamara Bartolini, lavoratrice a progetto, attrice - Roma
Isabella Bortoletto, lav. a prog., reporter e videomaker - Padova
Simone Bucri - video artista - Roma
Simone Capra, partita iva, architetto - Roma
Luca Casarini, partita iva, consulente della comunicazione - Venezia
Andrea Capocci, ricercatore a contratto - Roma
Giorgio Carugno, lav. a progetto, attore - Roma
Valentina Crivellari, partita iva, ingegnere - Roma
Danilo Dal Bello, partita iva, agente di commercio - Padova
Angela D'Alessandro, operatrice del sociale - Roma
Gian Marco Di Lecce, lav. a progetto, attore - Roma
Guido Farinelli, partita iva, libraio - Roma
Gianluca Ferrari, partita iva, prestatore d’opera - Venezia
Alex Favaretto, lavoratore a progetto, grafico freelance - Padova
Matteo Giacometti, lavoratore a progetto, istruttore ed educatore - Padova
Eva Gilmore, partita iva, traduttrice - Roma
Massimiliano Giuliani, elettricista - Roma
Bartolo Mancuso, partita iva, avvocato - Roma
Fabrizio Nizi, operatore del sociale - Roma
Serena Orazi, lavoratrice a progetto, archeologa - Roma
Andrea Pesce, partita iva, musicista - Roma
Giorgina Pilozzi, regista teatrale - Roma
Lauretta Pilozzi, lav. a prog., lavoratrice della comunicazione - Roma
Diego Pirillo, video artista - Roma
Stefano Rana, lav. a progetto, attore - Roma
Andrea Tagliapietra, lavoratore a progetto, naturalista - Verona
Serena Tarocco, partita iva, biologa - Verona
Fabio Trevisanato, partita iva, prestatore d’opera - Venezia
Giuliana Visco, lavoratrice a progetto, ricercatrice - Roma
Stefano Zarlenga, partita iva, libraio - Roma

scritto da ludd, marzo 13, 2010
ma comunque è importante che (almeno) la CGIL si muova
e che chi possa scioperare, scioperi (messo così sembra ormai un lusso, ed è triste che lo sembri, perché cmq chi sciopera, ci mette del suo, a cominciare dal salario, e di questi tempi ritrovarsi con 100 euro in più o in meno in busta paga a fine mese fa differenza)
la cosa peggiore è che CISL e UIL sono ferme al palo
criticare la CGIL è giusto, ma bisogna cercare un dialogo e trovare insieme un'alternativa, altrimenti siamo fregati tutti e gli unici che ci guadagnano sono gli industriali
piuttosto bisogna pensare a come rendere visibile l'invisibile
e stimolare anche i sindacati "tradizionali" su questo punto
che ci sia il problema del precariato, è cosa di cui nel sindacalismo vecchio tipo si parla più di quanto non si creda
mancano soluzioni concrete, probabilmente perché ci sarebbe bisogno di cambi radicali dentro l'organizzazione dei sindacati stessi
in piazza non c'erano solo i pensionati











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