La moViola: Scendo in campo

Scritto da: Empoli5Stelle

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Empoli5Stelle

Se questa frase non fosse stata pronunciata dal secondo dittatore italiano del ’900 -secondo per cronologia e spessore politico, ma non per pericolosità sociale- difficilmente sarebbe stata utilizzata in un contesto diverso da quello di origine: il lessico calcistico.
Eppure non è la prima volta che si sente il bisogno -semantico e soprattutto mediatico- di sdoganare tecnicismi dall’ambito del calcio. Forse perché il calcio è lo sport che più assomiglia alla vita, in cui il migliore non sempre vince. Forse perché il calcio è lo sport più popolare del mondo e, in alcuni Paesi, tra cui il nostro, etichettarlo meramente come sport è alquanto riduttivo. Forse perché della Società, con la sua sintesi di gruppo ed individualismo feroce, è la maggior metafora e quindi un bagaglio importantissimo di metafore ed insegnamenti da cui attingere per capire e farsi capire. Ergo non c’è niente di più vero della massima attribuita a Nereo Rocco, per cui si è “nel calcio come nella vita”.
E visto che il nostro scopo è quello di dipingere la società, ricrearla e ripensarla, dal basso, non possiamo che dedicare questa nuova rubrica non tanto al frastuono gossipparo delle star del calcio internazionale, per cui rotocalchi e quotidiani sportivi spiano sin dentro le intimità, sbattendosene da un lato di ogni norma morale di privacy e, dall’altro, innalzando a divinità dei sempliciotti che corrono in mutande dietro a un pallone; bensì al calcio minimo, al calcio degli sconosciuti.
Il calcio che a noi interessa infatti è quello dell’Universo Intimo (o Infimo?) degli Sportivi Pallonari, UISP per gli amici: calcio che ogni domenica mattina crea conflitti familiari per decine e decine di grigi impiegati o operai che si alzano alle 6:00 di una fredda mattina di gennaio per sfidare i colleghi di un altro bar. Colleghi che per due ore saranno nemici da distruggere.
È proprio in questo connubio di gente grigia e sconosciuta, bar periferici e malfamati, campi profughi svuotati di profughi e riempiti di righe di gesso, che si creano le fondamenta dello sport più popolare al mondo, perché come nella Storia dalla S maiuscola non sono i grandi statisti che determinano gli eventi, bensì il popolo, con tutti i suoi limiti e passioni, inganni e desideri, frustrazioni e sogni.

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