La moViola: Dall’amicizia alla collettività, dal favore al baratto
Scritto da: Empoli5Stelle on Gen 4, 2012

Quando un gruppo di amici gioca una partita di calcetto, si ha semplicemente un gruppo di amici che gioca una partita di calcetto. Quando viceversa il medesimo gruppo s’iscrive a un campionato UISP di calcetto -o di calcio, o di pallavolo, ecc.- questo gruppo di amici passa attraverso un processo di strutturazione societaria.
Generalmente, almeno in base agli usi e costumi del territorio, questo gruppo di amici ha come punto di ritrovo un bar che, molto spesso, è un circolo ricreativo, ergo una struttura inserita all’interno di un circuito associativo.
Ergo per cui la società sportiva UISP di cui sopra a sua volta è vincolata al circuito associativo -ARCI, MCL, ecc.- del suddetto circolo.
Circolo che storicamente è nato con una funzione specifica, oltre a quella basica di bar-pizzeria: quella di dare sfogo fisico e culturale alle inquietudini dei suoi associati/clienti, persone che fino a qualche tempo fa erano prevalentemente operai, contadini ed impiegati che, dopo il lavoro, trovavano un attimo di svago all’interno dell’intelaiatura ricreativa dei circoli.
Negli anni la società però è cambiata e da questo punto di vista, almeno secondo me, in modo negativo. Da un lato la quantità, ma soprattutto la qualità del lavoro sono peggiorate e dall’altro si cercando modelli, anche di svago, sempre più individualistici. Faccio un esempio: molte persone che prima, tramite un circolo, si dedicavano ad un hobby da questo veicolato, adesso cercano una soluzione individuale. Ora, partendo dal presupposto che, secondo me, tra lo scadimento del lavoro e l’individualismo c’è un nesso forte, bisogna fare in modo che ritorni un certo associazionismo fertile. E dico “fertile” perché molto associazionismo secondo me è sterile, in quanto unicamente formale o a vantaggio esclusivo di una determinata lobby, spesso vincolata alle mafie di partito.
Il calcio UISP, protagonista di questa rubrica, è secondo me un organo di resistenza e, ai tempi di oggi, potenziando le sinergie con il suo luogo naturale di emanazione, appunto un circolo, potrebbe in questo luogo creare un volano di attività e servizi che potrebbero, a loro volta, esser concepiti in modo tale da bypassare vuoi il lavoro nero, vuoi lo scambio di moneta. All’interno di una squadra si muovono infatti dei soggetti lavorativi che riverserebbero la loro competenza tecnica nel contenitore-mercato circolo da cui verrebbero ripagati mediante altri servizi. Esempio pratico: io faccio lezione di spagnolo ai miei compagni di squadra che mi ripagherebbero non in soldi, bensì attraverso servizi vari vincolati alle loro professioni, siano questi artigiani, edili, parrucchieri, ecc.
La chiave del futuro è questa: la ricerca di un modo legale per scambiarsi servizi “senza” passare dall’uso della moneta, che nella migliore delle ipotesi comunque è soggetta all’inflazionabilità della medesima e nella peggiore al fomento dell’economia illegale.
E così tagliamo un po’ fuori le banche, i partiti e le altre strutture intermediarie (=parassitarie) che nell’inefficienza sono gli unici a guadagnarci













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