
Una cosa bella di alcuni sport e in particolare del calcio, e soprattutto di quello UISP, è che ci si spacca con una facilità impressionante: io ieri, per esempio, in un incidente di (non)gioco mi sono troncato un polso e tutto ciò mi ha trasmesso un duplice insegnamento di vita. In un’ottica religioso-esistenziale quello che ogni qual volta che ti succede qualcosa ti rendi conto della tua fragilità di essere umano e finisci con l’apprezzare il Creatore o il Monti divino di turno: ci sarà pure stato in passato un governo divino tecnico, no?
Viceversa da un punto di vista politico-culturale scopri una fetta della società sino ad allora -ieri nel mio caso- a me sconosciuta: il pronto soccorso di domenica.
Empoli, si sa, citando La Nausée di Sartre è una sorta di squallida Bouville del Medio Valdarno: città umida, grigiastra, noiosa, provinciale, abbastanza limitata, ecc. Gli empolesi, a mio avviso, la rispecchiano a pieno e, quindi, una domenica pomeriggio in cui i centri storico e commerciale sono entrambi chiusi, un 50% della Serie A e la squadra di calcio locale hanno già giocato o giocheranno all’ora di cena, cosa c’è di meglio, soprattutto in tempo di crisi, che andare a rompere i coglioni alla gente al pronto soccorso? Può sembrar macabro, ma effettivamente ieri a parte un codice rosso e qualche ossa rotta, c’era gente con l’influenza, con il mal di testa da sbornia, con qualche acciacco della vecchiaia -e soprattutto della noia- e poco altro.
È vero che il cittadino italiano a differenza di quello del primo mondo purtroppo ha, in molti casi, il diritto di lamentarsi della propria amministrazione pubblica, ma è altresì vero che lo Stato siamo noi e dovremmo evitare di appesantire i servizi quando non ce n’è bisogno.
E forse anche i bischeri come il sottoscritto, con il passare gli anni, dovrebbero rendersi conto che giovincelli non lo sono più e certe ragazzate andrebbero schedate nell’album dei ricordi: sarebbe sintomo di maturità. Ma se fossimo maturi, nell’UISP chi ci giocherebbe più?
P.S. Potremmo comunque lanciare una petizione, affinché almeno il centro commerciale di Empoli rimanga aperto 24h al giorno, 365 giorni l’anno: forse i bischeri che s’annoiano smetterebbero di rompere i coglioni a chi, lavoratori e pazienti, hanno veramente bisogno di stare al pronto soccorso di domenica, loro malgrado














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