Cosa resterà di questa libertà

Scritto da: Empoli5Stelle

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Negli ultimi periodi si è molto sentito parlare di percorsi partecipativi usati come un cavallo di battaglia dalle amministrazioni per coinvolgere i cittadini nelle scelte per la città.
La partecipazione è una forma di democrazia diretta che avvicina, ed in taluni casi sovrappone, amministrazione e cittadini, per Giorgio Gaber era un valore talmente fondamentale da paragonarlo a ciò che di più prezioso abbiamo.
Noi crediamo alla partecipazione intesa come fondamento della democrazia rappresentativa. Alla partecipazione che, come dimostrano diverse esperienze consolidate, si articola in bilanci partecipativi, forum telematici deliberativi, progettazione partecipata, rendicontazione sociale.
I cittadini che si riuniscono su dei progetti e si riappropriano delle istituzioni, che fanno programmi concreti per il futuro della propria città. Quella partecipazione usata sistematicamente come metodo e non come ultimo tentativo di riallacciare un rapporto cittadini-istituzioni ormai smarrito da anni.
Ma è la partecipazione autentica che viene sempre disincentivata. O è organizzata e governata dai partiti e da associazioni amiche oppure diventa un problema, perché collide proprio con il potere locale dei partiti.
E’ positiva per i cittadini ma devastante per l’economia di partito se utilizzata correttamente, un boomerang se effettuata scorrettamente.
Per questo con ogni probabilità nel futuro ne sentiremo sempre meno parlare.
Ci piace pensare che la politica possa tornare a parlare di beni comuni, ad ascoltare il parere dei cittadini senza filtri, ad essere un servizio civile senza interessi economici che ne determinano i programmi.
Il MoVimento 5 Stelle è un’idea, non un’ideologia. E un’idea può essere applicata da tutti, anche dal 100% dei cittadini.

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