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Una casa dell'Acqua a Ponte a Elsa e in ogni quartiere

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La Comunità in Resistenza consegna all'assessore Balducci la raccolta firme per una Casa dell'acqua a Ponte a Elsa. Più di 500 firme che confermano come i cittadini, anche dopo il referendum del 12 e 13 giugno,vogliano l'ACQUA BENE COMUNE e non privatizzata. Chiediamo, inoltre, che la realizzazione del fontanello richieda tempi brevi. Così come a Ponte a Elsa richiediamo all'amministrazione di sviluppare una progettualità che pianifichi l'istallazione di altre case dell'acqua nelle zone più popolose di Empoli.

Cinquecento firme per chiedere un fontanello a Ponte a Elsa. La consegna in Comune: video

Comunicato stampa:

Raccolte centinaia di  firme per l'istallazione di un fontanello a Ponte a  Elsa.


Quest'estate abbiamo avviato una raccolta firme per un fontanello a Ponte a Elsa, il risultato è stato sorprendente, interi condomini ci hanno chiesto moduli x farli riempire di firme,  singoli cittadini si sono trasformati in raccoglitori di firme, firme su firme, per riaffermare il diritto di bere l'acqua “del sindaco" e non regalare più i soldi alle aziende che commerciano acque minerali.
Tutto questo si è realizzato anche grazie alla straordinaria vittoria del referendum sull'acqua; quei 26 milioni e più di  italiani  che votando si hanno sancito che l'acqua è un bene comune e non va privatizzato, una lezione a chi, con la scusa della modernizzazione della gestione, era pronto a vendere l'acqua ai privati.
Ritornando al fontanello, crediamo che si debba andare oltre l’istallazione del singolo erogatore di acqua e pensare, come già hanno fatto in parecchie città, alla casa dell’acqua ecologica; uno spazio con più fontanelli coperto da tettoie con pannelli solari, costruito con materiali di bioedilizia, a basso impatto ambientale. Un luogo che  diventi  un punto di riferimento per gli abitanti, dove poter scambiare quattro chiacchiere attendendo  il proprio turno per il riempimento delle bottiglie, proprio per questa duplice funzione i luoghi più adatti sono i  giardini pubblici.
Oggi siamo di fronte al Comune di Empoli per consegnare le  firme raccolte al Sindaco e a chiedere che i tempi per la realizzazione della casa dell’acqua siano brevi.
Chiediamo anche all'amministrazione comunale di sviluppare una progettualità che pianifichi l'istallazione di altre case dell’acqua nelle zone più popolose di Empoli.

Comunità in Resisteza/CSA Intifada

Comitato popolare Ponte a Elsa sogna




L'alternativa in movimento

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SAN MINIATO - Il pd nega l'intitolazione di una piazza a Carlo Giuliani

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Esprimo tutta la mia profonda indignazione, per questa vicenda.


15 OTTOBRE TUTT@ A ROMA!! - PULLMAN DA EMPOLI

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La Comunità in Resistenza aderisce alla Giornata europea dell'Indignazione

Sabato 15 ottobre - United for global change!
Verso la rivolta europea.

La Comunità in Resistenza di Empoli, organizza il pullman per il 15 ottobre Giornata europea dell'indignazione, manifestazione a Roma.
Per info e prenotazione:



Roma 24.09.2011 - Mozione conclusiva

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Roma 24.09.2011 - Mozione conclusiva

TINA: «Non c'è alternativa», questa sembra essere la logica autoritaria che le élite finanziarie e la BCE impongono all'agenda di tutti i governi europei, di centrodestra e di centrosinistra. Non c'è alternativa – questo ci dicono - alle politiche di austerity per uscire dalla crisi. È ormai sotto gli occhi di tutti l'incapacità dei governi europei, di fatto commissariati, di proporre soluzioni diverse dalle solite ricette neoliberiste: tagli, austerity, privatizzazioni, aumento del tasso di sfruttamento.


Roma 24 settembre 2011 - COSTRUIAMO L' ALTERNATIVA

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Gli indignati del 15 ottobre

Gli indignati del 15 ottobre

Roma 24 settembre 2011 - COSTRUIAMO L' ALTERNATIVA. La cronaca multimediale della giornata

Roma 24 settembre 2011 - COSTRUIAMO L' ALTERNATIVA. Gli interventi della mattina

Roma 24 settembre 2011 - COSTRUIAMO L' ALTERNATIVA. Gli interventi del pomeriggio

Un corteo di movimenti, studenti e operai pronto a invadere Roma. «Non paghiamo la crisi». Con loro anche la Fiom e Luigi De Magistris

 

Un'assemblea piena di ragazzi e ragazze, il programma di una mobilitazione per i beni comuni, per lo stato sociale, per il lavoro: per cambiare la politica e soprattutto questa classe politica. Non sembrava neanche di stare nella depressa Italia, ieri, all'ex cinema Palazzo occupato di San Lorenzo. Gli «indignati» infatti, e cioè i movimenti, gli studenti e i ricercatori, gli attori e tecnici del Teatro Valle, la Fiom, politici moderni e sburocratizzati come Luigi De Magistris hanno un programma ambizioso: ridare ossigeno al nostro Paese ribaltando la logica della crisi e del debito, che dovrebbe farci digerire tutti i tagli, e ripartire per una vera alternativa. Non solo far cadere Berlusconi, ma costruire un futuro a partire dalle esperienze dell'ultimo anno: dalla manifestazione Fiom del 16 ottobre 2010 a quelle degli studenti e delle donne contro gli orrori dell'«utilizzatore finale», fino alle ultime amministrative e ai referendum. Un magma vivo e appassionato, variegato ma unito, che in Italia si raccoglierà il prossimo 15 ottobre, per una grande manifestazione a Roma. Posta così, come tante cose a sinistra, potrebbe sembrare anche il festival delle utopie, ma non a caso gli organizzatori dell'assemblea di ieri hanno voluto ancorare le prossime mobilitazioni, a partire da quella del 15 ottobre, a quanto di più concreto e positivo abbiamo oggi in Italia, la Fiom appunto, con i suoi operai quotidianamente in lotta con la crisi, la Fiat e le altre imprese, e l'esperienza - difficilissima ma entusiasmante - di un amministratore come De Magistris, che in una realtà dura come Napoli tutto può tranne che fermarsi a sognare. «I partiti di oggi nun c'a fannu», dice tra gli applausi il sindaco di Napoli, auspicando una nuova politica che peschi dai cittadini e dai movimenti la linfa per l'azione. E Maurizio Landini, il segretario della Fiom, dice che «c'è un attacco senza precedenti al lavoro e alla democrazia», e che «se la Fiom sarà in piazza con i movimenti per cambiare la politica, gli studenti e i precari devono sostenere gli operai nella loro battaglia per il contratto nazionale e per la cancellazione dell'articolo 8, perché la minaccia all'articolo 18 e la derogabilità dei contratti e delle leggi è una minaccia per tutti».
Un anno di lotte (e di successi)
A tracciare il percorso che ha portato all'assemblea di ieri, e soprattutto alla manifestazione del prossimo 15 ottobre, è Francesco Raparelli, ricercatore universitario e tra gli organizzatori insieme a «Uniti contro la crisi» (cartello di movimenti che vede tra gli altri Luca Casarini e il portavoce della «Cgil che vogliamo» Gianni Rinaldini): «Idealmente tutto è iniziato con Pomigliano, il nuovo modello di relazioni industriali che la Fiat ha voluto imporre l'anno scorso e che molti, anche alcuni sindacati, dicevano essere un caso unico, isolato, che non si sarebbe ripetuto: e invece oggi vediamo a che punto siamo. Poi c'è stato nei mesi successivi il 16 ottobre della Fiom, il movimento degli studenti, il 14 dicembre, le manifestazioni delle donne. Proteste che non abbiamo visto solo in Italia, ma che sono arrivate al cuore della finanza, alla City di Londra. E poi le ultime elezioni amministrative, e i referendum, in cui 27 milioni di italiani hanno detto no alle privatizzazioni». «Non basta parlare solo della caduta di Berlusconi, ma si deve costruire una vera alternativa, legando la radicalità dei movimenti alla capacità di incidere sulle istituzioni».
«Europa, rise up!»
Tanti nodi ricorrono negli interventi: «Lottiamo contro l'inserimento nella Costituzione della regola aurea, cioè l'obbligo del pareggio di bilancio, perché esso si traduce nella politica dei tagli e della crescita a tutti i costi, a discapito del welfare e dei diritti di cittadinanza». «No al pagamento del debito così come è posto dai governi europei e dalle banche». «No alle politiche imposte dalla Bce». Lo slogan è «Europa, rise up!» (risollevati!), ma a partire da un nuovo modello sociale ed economico. I lavoratori del Teatro Valle occupato parlano dei tagli alla cultura, e spiegano che con tanti intellettuali, da Ugo Mattei a Stefano Rodotà, stanno cercando di ridefinire lo statuto giuridico dei «beni comuni», in modo da non fare lotte vaghe e velleitarie, ma basate su obiettivi credibili e precisi. «Bisogna affiancare allo Statuto dei lavoratori - spiegano - tanti altri Statuti della cittadinanza, dei beni comuni, di cui dobbiamo riappropriarci». Sarà anche per questo, che proprio lo spazio dell'ex cinema Palazzo, che una speculazione vorrebbe trasformare in casinò, è quanto mai adatto all'assemblea.
Il sindaco e l'operaio
Landini si concentra sull'articolo 8: «È un attacco che non va sottovalutato - spiega - Vuol dire che tutto sarà derogabile, che si potrà lavorare ad esempio 60 ore a settimana. È la "balcanizzazione", la competizione tra diritti e persone. Non solo dobbiamo fare di tutto perché questo governo lo cancelli, e ricorrere alla Corte costituzionale e se serve a un referendum, ma aggiungo che se il prossimo governo non si impegna a cancellarlo è come se non cambiasse nulla: non siamo disposti a compromessi». Una riflessione, insomma, sul dopo-Berlusconi: «Un precario, se resta precario anche con un prossimo governo di centro-sinistra, non è che è più contento - dice Landini tra gli applausi - E allora più che un programma di 280 pagine, ci dicano 5 o 6 cose che vogliono fare, ma rimettendo al centro il lavoro». Il leader della Fiom conclude con un appello: «Noi saremo il 15 con voi, ma voi non lasciateci soli: in ottobre pensiamo a un grande sciopero generale nella Fiat, e dobbiamo stare uniti». Altrettanto applaudito De Magistris, che ha voluto iniziare spiegando che «a Vittorio Arrigoni, che scriveva sul manifesto e a cui è dedicata la sala del cinema in cui stiamo parlando, noi a Napoli stiamo pensando di intitolare uno spazio pubblico». De Magistris ha aggiunto che insediatosi ha trovato «zero euro in cassa, 220 milioni tagliati dal governo e 2500 tonnellate di rifiuti: ma è stato l'entusiasmo della gente che mi ha sostenuto già dalla campagna elettorale a darmi l'energia». Secondo il sindaco di Napoli, è proprio questo modello che bisogna ripetere su scala nazionale: «Basta con la politica lontana dalle persone: facciamo sì che i movimenti incidano sulla classe politica e la cambino. Questa manovra del governo non era l'unica possibile: potevano tassare le rendite, i grandi patrimoni, i capitali scudati degli evasori e dei mafiosi, ricavando 20 miliardi di euro. Noi a Napoli non abbiamo tagliato welfare e cultura, ma le esternalizzazioni dei servizi e le consulenze. Abbiamo "liberalizzato" gli artisti di strada, stiamo pedonalizzando le vie, potenziando i mezzi pubblici senza aumentare i biglietti, perché così la gente è invogliata a uscire. La città non è più sicura con più militari, ma se tutti escono e si conoscono. Così invogliamo anche i turisti a visitarci. Ho ripubblicizzato delle spa che gestivano servizi. Ho stracciato 100 contratti di consulenza da 150 mila euro lordi ereditati da 20 anni di centrosinistra. Mi è costato, ma la gente è con me». «Daje!», incita il pubblico. E allora il 15 tutti in piazza.

tratto da Il Manifesto

Verso 15 ottobre - Un pensiero lungo per evitare il nuovo fascismo

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Verso 15 ottobre - Un pensiero lungo per evitare il nuovo fascismo

Verso 15 ottobre - Un pensiero lungo per evitare il nuovo fascismo

 

O hacemos esto o lo pagaremos tod@s”. Questo il messaggio lanciato dalle piazze spagnole di questi ultimi giorni. O scendiamo in piazza e proviamo a costruire una vera democrazia, o le conseguenze della crisi ed il fallimento di questo modello di sviluppo le pagheremo tutti e tutte. Da questa consapevolezza nasce e cresce il percorso che porterà il 15 ottobre a riempire le piazze di tutta Europa. Oltre alla naturale indignazione rispetto a tutto quello che di negativo avviene in Europa, come nel resto del mondo, il messaggio contiene elementi di consapevolezza nuova e discontinuità rispetto al passato. La critica contenuta non è parziale ne indirizzata verso un pezzo del sistema di cui se ne chiede la riforma: la critica è rivolta a tutto il sistema (modello capitalista) ed alla struttura (democrazia rappresentativa) nel suo complesso. Si denuncia come questa crisi sia sistemica e strutturale, non congiunturale come i poteri forti vorrebbero far credere. In egual misura ed allo stesso tempo si comprendono i limiti di una democrazia rappresentativa che nella migliore delle ipotesi è inadeguata, nelle peggiori si fa addirittura interprete dei disegni e delle infauste misure chieste dalla governance (BCE, FMI, WTO, grandi multinazionali, BM, ecc..). Non c’è l’aspirazione velleitaria di organizzare l’indignazione ma la consapevolezza di poter uscire dalla crisi solo attraverso una maggiore partecipazione; allo stesso modo non si vuole essere collaterali o fare da stampella a ciò che rimane della democrazia rappresentativa.


CIAO OMAR!!

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Ciao Omar, non riesco a trovare le parole giuste, per esprimere, tutto il mio dolore per la tua prematura scomparsa.
Un Abbraccio fortissimo.

Mi mancherai moltissimo!

Noi ti dobbiamo dei ringraziamenti collettivi per come eri e insieme a noi ancora VIVI
ora che brilli come una stella anche se siamo della terra e torniamo alla terra.

 

COMUNICATO DI CORDOGLIO:

La Comunità in Resistenza esprime cordoglio ai genitori e dolore per la scomparsa di Omar, uno di noi, un ragazzo di 20 anni che da tempo partecipava alle varie iniziative che si svolgono all'interno dello spazio occupato a Ponte a Elsa. Uno di noi perché condivideva con i suoi compagni e amici la voglia e la speranza di un mondo migliore.

Chi nomina, chiama. E qualcuno accorre, senza aver preso appuntamento, senza spiegazioni, al luogo dove il suo nome, detto o pensato, lo sta chiamando.
Quando questo accade, si ha il diritto di credere che nessuno se ne va del tutto finché non muoia la parola che, chiamandolo, lo fa ritornare."
Eduardo Galeano - Tratto dal libro " Las palabras andantes"



ODIO LA LEGA!!

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San Miniato - Odia il razzismo, odia la lega!!

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Gallery

San Miniato - Odia il razzismo, odia la lega!!

San Miniato - Odia il razzismo, odia la lega!!

Come è bella oggi la rocca... San Miniato antirazzista, San Miniato ripudia la lega!

Stamattina gli attivisti della Comunità in Resistenza di Empoli hanno calato dalla rocca di Federico II, simbolo della città di San Miniato, uno striscione di 15 m con su scritto "ODIO LA LEGA", per ribadire, ancora una volta, che questo territorio ripudia la presenza del partito razzista della lega nord.

La Padania non esiste... Da Rovereto a San Miniato... odia la lega!!


Il Governo faccia la manovra giusta: Retromarcia!

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Aumenta lo spread tra governanti e governati

Il Governo faccia la manovra giusta: Retromarcia!

Il Governo faccia la manovra giusta: Retromarcia

 


Verso il 15 ottobre costruiamo l'alternativa

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Verso il 15 ottobre costruiamo l'alternativa

Verso il 15 ottobre costruiamo l'alternativa

 


Verso la Manifestazione del 17 settembre a Venezia

Venezia è un bene comune - Lega Nord, la commedia è finita!

Empoli - ODIA IL RAZZISMO ODIA LA LEGA 

Empoli - ODIA IL RAZZISMO ODIA LA LEGA

 


Sciopero Generale... 8 ore non bastano!

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La nuova manovra economica, emanata dal governo in modo da permettere ad ogni socio della maggioranza di cantar vittoria, conferma e rafforza l'eliminazione attraverso i tagli e le privatizzazioni della stessa idea di stato sociale. I continui mercanteggiamenti sulla manovra mandano un messaggio confuso e restano vaghi, l'ultima manovra è durata meno di un giorno, sono bastate dodici ore perché la maggioranza facesse marcia indietro oltretutto non c'é alcuna misura di rilancio dell'economia, essa non viene reinvestita in alcun processo produttivo, ma si alimenta la rendita e la speculazione. La manovra rimane ingiusta e le ultime decisioni sul contributo di solidarietà ne accentuano il carattere di provocazione sociale e peggiora la condizione dei lavoratori in modo insopportabile, con la cancellazione del contratto nazionale e i diritti sul lavoro si mettono lavoratrici e lavoratori sotto ricatto continuando a marciare sulla precarietà che tutti dicevano di voler combattere; si colpisce ancora una volta chi lavora, per tagliare la sovrattassa sui redditi superiori a 150 mila euro si costringe la maggioranza delle persone a lavorare anni in più con il messaggio che emerge dalle misure sulle pensioni e il ricatto della laurea e del militare; ecco perché la Comunità in Resistenza di Empoli sostiene e parteciperà allo sciopero generale del 6 settembre, per dimostrare la sua indignazione e la sua rabbia contro il tentativo di utilizzare la crisi per colpire ancore una volta i ceti popolari, i salari, le pensioni, i servizi sociali, i diritti dei lavoratori.
 Dobbiamo sapere perché scendiamo nelle strade e farlo sapere a molti altri: che anche questa volta pagheranno la crisi che le caste non pagano mai nonostante gli stipendi milionari, che si sentono dire che le pensioni non verranno toccate e ci privano di un diritto acquisito e pagato come quello del riscatto degli anni di università.
Chiediamo che l'economia sia improntata su un giusto sistema di redistribuzione equa della ricchezza, vogliamo una società ecologica e rinnovabile che tuteli i beni comuni e che promuova un reddito di cittadinanza, riscriviamo nuove possibili forme di uscita dalla crisi, resistiamo al saccheggio. Comunità in Resistenza Empoli


Uniti contro la crisi in Europa, il 15 ottobre la giornata continentale dell'indignazione

Uniti contro la crisi in Europa, il 15 ottobre la giornata continentale dell'indignazione

 


Un processo costituente per l'alternativa politica

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Un processo costituente per l'alternativa politica

Un processo costituente per l'alternativa politica

 


VENEZIA BENE COMUNE - PER LA DIGNITA', PER I DIRITTI, PER LA DEMOCRAZIA

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Prima vennero a prendere i precari

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Prima vennero a prendere i precari e tutti furono contenti. Erano bamboccioni che volevano il posto fisso, le ferie e gli straordinari pagati senza assumersi alcun rischio imprenditoriale.
Poi vennero a prendere i lavoratori del settore privato che costavano troppo, erano fastidiosi per la Confindustria. Le aziende si spostarono in Paesi senza diritti sindacali, dove si pensa solo a lavorare. I lavoratori diventarono cassintegrati o disoccupati. Qualcuno, tra i più fortunati, precario.
Poi vennero a prendere gli insegnanti delle scuole pubbliche a decine di migliaia, fannulloni pagati per scaldare la cattedra. Nessuno si indignò, in fondo se l'erano cercata.
Poi vennero a prendere tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Fu bloccato ogni aumento di stipendio, tagliata la tredicesima, sottratto il Tfr e molti vennero licenziati. Non successe nulla. I dipendenti pubblici rimasero in silenzio, si sentivano in colpa per il debito pubblico.
Poi vennero a prendere i futuri pensionati. La data della pensione fu spostata di un anno, poi di due, poi di cinque, poi per sempre. Nessuno reagì. Soprattutto i parlamentari con la pensione (o vitalizio come dice Veltroni) assicurata dopo una legislatura e chi in pensione c'era già. Mors tua, pensione mea.
Ai politici cominciò a scarseggiare il materiale umano per la macelleria sociale. Ma non si persero d'animo. Disponevano ancora di risparmiatori, pensionati e proprietari di case. Le categorie già colpite avrebbero apprezzato di non essere le uniche a pagare la crisi.
Poi vennero a prendere i possessori di titoli di Stato che furono congelati per dieci anni.
Poi vennero a prendere i risparmiatori con un prelievo dal conto corrente.
Poi tornarono a prendere i risparmiatori con la chiusura temporanea delle banche.
Poi vennero a prendere i proprietari di case con un nuovo Ici e la patrimoniale sugli immobili.
Poi vennero a prendere i pensionati togliendogli la pensione.
Poi, visto che nessuno protestava, dichiararono il default dello Stato.
Poi, precari, cassintegrati, disoccupati, insegnanti, dipendenti pubblici, mai pensionati, ex pensionati, risparmiatori, proprietari di casa e, in generale, tutti gli italiani ridotti alla miseria, vennero a prendere i politici. Nessuno protestò.

Liberamente tratto da "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari" attribuita a Bertolt Brecht


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