
Nel prossimo consiglio comunale andremo a discutere, votare e con ogni probabilità ad approvare tre atti di fondamentale importanza per il governo del territorio.
Approvare atti così rilevanti, come già avvenuto per via Piovola, in un unica seduta riduce quanto meno le possibilità da parte di stampa e forze politiche di informare adeguatamente la cittadinanza.
I tre documenti, Regolamento di gestione rifiuti, Carta del cittadino e Regolamento per l’applicazione della tariffa derivano direttamente da Publiambiente S.p.a e sono uguali in tutti gli undici comuni del circondario.
Tre atti che regoleranno la tariffa di raccolta (porta a porta e non) e i rapporti tra cittadino ed azienda, il tutto accompagnato da un Piano Finanziario che per dimensioni e complessità necessiterebbe di tempo, oltre che di buone competenze tecniche.
Competenze che probabilmente nessun comune ha al proprio interno, non le ha Empoli, quindi è facile immaginare che comuni piccoli come Montaione o Gambassi non le abbiano.
In pratica le amministrazioni sottoscrivono atti che le vincolano legalmente fidandosi ciecamente di Publiambiente, che è si una società il cui capitale è 100% pubblico, ma pur sempre una spa che come tale pensa ed agisce.
Scorrendo questi atti si scoprono cose buone e cose meno buone.
La tariffa aumenterà nei prossimi tre anni del 10%/anno, non è poco, ma è un prezzo che crediamo i cittadini siano disposti a pagare a fronte di una maggior tutela ambientale e di un aumento dell’occupazione.
La spesa per lo smaltimento in discarica scenderà da 6 milioni a 2 milioni, questo perché si stima un aumento della differenziazione dall’attuale 40% fino all’80%. Saranno in pratica dimezzati i rifiuti conferiti in discarica.
Le note dolenti iniziano quando si arriva al articolo sull’assimilazione, art.13 del Regolamento di gestione rifiuti, pratica che con questo nuovo regolamento viene ulteriormente ampliata.
L’ assimilazione nella sostanza equipara i rifiuti industriali (non tossico nocivi) a quelli di derivazione urbana. L’azienda compie questa operazione perché ha un risparmio notevole nella gestione, pensiamo a quanto cartone o plastica viene prodotto e quindi raccolto in un solo sito industriale rispetto alle civili abitazioni.
Il contro è che la pratica è ambientalmente errata in quanto rifiuti di qualità e quindi riciclabilità migliore come quelli urbani vengono mischiati con rifiuti industriali di peggior qualità.
La legislazione infatti si è mossa per limitare questo fenomeno il D.lgs 152/2006 “Codice dell’ambiente” che è uno degli ultimi atti del governo Berlusconi ed il D.lgs 4/2008, uno degli ultimi atti del governo Prodi, limitano fortemente questa pratica.
Il D.Lgs Prodi modifica infatti l’articolo 195 del precedente decreto aggiungendo:
“Non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico”
In sostanza solo i rifiuti prodotti realmente da attività umane come mense, bar o uffici possono essere assimilati ai rifiuti urbani, tutto il resto prodotto in aree industriali deve essere trattato come rifiuto industriale.
Le ARPA a livello nazionale e l’ARPAT Toscana ritengono che la legislazione in materia di assimilazione sia già sufficientemente chiara e che quindi il decreto sopra citato vada applicato.Le aziende di gestione rifiuti si appellano al fatto che il decreto rimanda le norme attuative ad un ulteriore decreto ministeriale (ambiente e sviluppo economico) che però non è stato emesso per via della caduta del governo Prodi, promotore del citato decreto.
Probabilmente per questa discordanza di interpretazione non è stato chiesto un parere preventivo dell’ARPAT, ne da parte di Publiambiente spa, ne da parte dei comuni che hanno già approvato i tre atti (Montelupo, Vinci e Fucecchio).
Il parere dovrebbe essere chiesto quanto meno dalle amministrazioni comunali che dovrebbero in primo luogo tutelare la salute dei cittadini oltre che le finanze del comune, infatti qualora vi fosse un ricorso di una azienda che si vede crescere la propria “bolletta” per rifiuti che poi vengono a tutti gli effetti trattati come RSU (rifiuti solidi urbani) questo sarebbe contro il comune e le eventuali spese legali ricadrebbero sulle finanze pubbliche.
Quello che più dispiace in tutta questa faccenda è che il trend alla riduzione dell’assimilazione è ormai chiaro da anni in Italia ed in Europa, (benché poi si rinviino norme attuative che dovrebbero prevedere anche sanzioni per chi non rispetta i parametri) mentre nel nostro circondario si va in forte controtendenza.























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