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| Netlog: Severamente vietato ai minori |
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| Domenica 09 Agosto 2009 22:53 |
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Oggi. In un loft milanese: stanzone che, nella controra, si trasforma in sauna tropicale. Bibite e bicchieri. Niente aria condizionata. Gli addetti stampa prendono tempo. Lui non c’è. «This guy is a cool guy!!!», mi scrive da Tel Aviv un media guru amico, colui che per primo mi ha introdotto a Netlog. Un mondo, anzi la creatura di Toon. È lui il fondatore di questo social network che mette in comunicazione 45 milioni di persone nel mondo. Con un target preciso: i “nativi digitali”. Perché più del 75 per cento degli utenti ha tra i 13 e i 28 anni (Toon ne ha 27). In Italia i numeri sono da record. Oltre 3 milioni di ragazzi (il 60 per cento sotto i 20 anni, il 29 non supera i 16: un adolescente su 6) sono registrati alla community. Chiudono la porta della cameretta e si connettono, in media un quarto d’ora a visita. Linkano attività, manifestano differenze, dimostrano creatività. Parlano (molto) di sesso e sparlano, con un linguaggio che non piacerebbe a mamma e papà. «He’s always below the radar!», avverte la mia fonte israeliana. In effetti la notizia più curiosa a proposito di Netlog è che tutto accade in un assordante silenzio. Provate a cercare su Google. Facebook? MySpace? Twitter? I risultati sono migliaia: articoli che incrociano finanza, tecnologia, sociologia. Ora digitate Netlog e scoprite quanto sia irrisorio il numero delle notizie rintracciate. Milioni di ragazzini invisibili. TORNIAMO A MILANO. Eccolo, Toon Coppens: una versione europea dell’inventore di Facebook, senza l’espressione da regista underground di Palo Alto, ma con una prodigiosa somiglianza con Malcolm McDowell, l’Alex di Arancia Meccanica. Saluti, frasi di circostanza. Caldo torrido, senza tregua. Toon/Alex sorride quando gli chiedo ragione di questo black out di comunicazione mediatica. Partiamo da lontano, allora. Dagli inizi della sua impresa. Quando in un giorno qualunque di un inverno belga, quello che era solo un giovane hacker cercava l’idea per svoltare. Per uscire dall’anonimato della sua cameretta di Gent. «Durante tutta la mia adolescenza non ho fatto altro che programmare computer e giocare a pallavolo», risponde. «Sono stato in nazionale. E ci stavo ancora quando sono andato all’università». Così è arrivata la tanto attesa “svolta”. Ma non con la pallavolo. Quelli erano gli anni dell’accesso di massa a internet. «Io e i miei amici passavamo ore con Irc (la prima chat in rete, ndr). È stato allora che ho conosciuto Lorenz». Ovvero Lorenz Bogaert, co-fondatore di Netlog: brillante laureato in legge e management nelle università di Bruxelles e Friburgo. «Lui era un vero martello», ricorda Toon. «Scriveva in continuazione articoli per riviste su internet e It». Ma come vi è venuta l’IDEA? «Eravamo molto interessati al mondo delle chat. E chiunque se ne occupi sa che il primo step, per chi si incontra online, è sempre lo stesso: Sex Gender, Age, Location». Eccola, l’intuizione. «Volevamo bypassare questa prima fase». Quindi? «Capimmo che era necessario creare uno spazio accessibile a tutti, anche a quelli che non avevano conoscenze specifiche di linguaggi html». Siamo nel 2002 e la strana coppia belga crea la prima piattaforma, che chiamano Redbox. Gli anni successivi servono a incorporare altre community sparse nel web, dopo lo sviluppo di un nuovo progetto chiamato facebox (ma con la x, non con la k). La “svolta” per Toon e Lorenz arriva a metà del 2006. Anche se la nascita di Netlog, così come lo conosciamo oggi, è dell’anno successivo, quando un venture capitalist inglese investe cinque milioni di euro. Il gioco si sta trasformando in una realtà capace di coinvolgere un numero sempre crescente di utenti. Il motivo per cui, quando si tratta di ragazzini, Netlog è il social network che non conosce rivali risale a quell’intuizione: perché il successo dipende dalla personalizzazione e dall’autonomia del tuo spazio web. Nelle camerette digitali degli adolescenti di tutto il mondo, il valore si chiama autodeterminazione generazionale. Perché anche questa è una questione di trasgressione. E di narcisismo. Planetario, via web. O almeno, questo spiegherebbe le (non poche) voci malevole che raccogli in giro quando chiedi di Netlog. Il regno dell’equivoco, dove puoi toccare con mano l’immaginario giovanile che tra Youporn e la gallery fotografica gossippara stabilisce solo una linea sottile. Molto sottile. UN PASSO INDIETRO. Anzi, due giorni prima dell’incontro con Toon nel torrido loft milanese. Decido di curiosare. Informarmi. Documentarmi. Mi connetto e inserisco la mia descrizione: divento Black Edo, sedici anni. Carico una foto che diventa il mio avatar. Aperto il profilo Netlog (da fake, non sono indispensabili dati anagrafici reali), mi avventuro. Scrollo l’home page: banda nera, grafica arrotondata. Seguo l’occhio in automatico, da sinistra: le funzionalità offerte sono quelle classiche. Niente di rivoluzionario. Libro ospiti, blog, profilo, chat e musica. Poi ci sono i video, i gruppi, i link di riferimento. Tutto raggiungibile in un unico clic dal pannello di controllo. Agile e intuitivo. Se hai una web mail – come quella di Google – puoi accedere alla ricerca degli amici dalla tua rubrica. Di più, rispetto a Facebook c’è la possibilità di divertirti e personalizzare l’interfaccia grafica del tuo spazio. Creatività a mille, idea vincente. Di più, è fondamentale per affrancarti dalla sensazione di vivere dentro un format. Tecnicamente funziona così: in Netlog puoi scegliere una skin, un tema, cambiarne il layout e infine giocare e disporre i riquadri che ottieni. Più semplicemente: puoi caricare le tue foto e spararle, variarne le dimensioni, scrivere note, aforismi e renderli visibili come se la pagina aperta fosse l’home page di un sito personale. L’originalità della presentazione ai contatti ha insomma molte più risorse. Poi, ci sono le possibilità di ogni altro social network. Tutti i contenuti online sono commentabili e, se vuoi farti notare, puoi usare gli urli – in sostanza messaggi “gridati” – che in loop ritornano nel tuo profilo. Proseguo. Tutto molto veloce. Ti senti decisamente libero. «L’obiettivo rimane l’entertainment», ripete spesso e volentieri il fondatore belga. Divertimento, d’accordo. In che modo, però? E a che prezzo, soprattutto?
Guardo i profili: ragazze e ragazzi. Nonciclopedia, online, offre un prontuario della “fauna” iscritta a Netlog. Ci sono, di riflesso alla vita in carne e ossa, “i BimbiMinkia che sbavano dietro ai fake, gli housettini, gli emo, i morti di figa, le prinSess e, naturalmente, i vecchi”. Cioè tutti quelli che hanno più di 25 anni. Sorridi :-). Sì, proprio così: l’emoticon ci vuole sempre, è un must. Ed esistono status tipici: “fumo camomilla e ti guardo da vacca”. E “imbecille”. O “affittasi per una sola notte”. O “scopami”. More images...Commenti (0)
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