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Marco Borriello e Roberto Saviano sono due giovani napoletani, quasi coetanei, che in comune hanno la celebrità: il primo nel mondo del calcio ed il secondo in quella che potremmo definire letteratura d’inchiesta. Marco e Roberto simboleggiano due delle mie grandi passioni sin dall’infanzia: il calcio e la letteratura, forse le uniche passioni che mi sono portato dietro negli anni nonostante i mille cambiamenti e traslochi. Marco e Roberto sono stati contrapposti, nella stampa degli ultimi giorni, perché il calciatore (Marco) ha accusato l’autore di Gomorra (Roberto) di aver fomentato, con il suo libro, un’immagine già pregiudicata di Napoli. Napoli, città a cui negli ultimi tempi e per ragioni personali sono molto legato, è ovviamente molto più di ciò che appare in Gomorra. Ma Napoli è anche il simbolo, italiano e non solo, di molte cose brutte che esistono nel mondo e che proprio Gomorra ha descritto e sublimato. E quindi da Marco, un figlio di Napoli, figlio a cui proprio la camorra ha ucciso il padre quando era ancora bambino, mi sarei aspettato un’altra reazione. Chi associa in modo automatico la camorra a Napoli e alla sua gente ovviamente si sbaglia: un po’ come chi, parlando della Spagna, associa agli spagnoli il flamenco e le corridas, forse non sapendo che molti spagnoli né sanno ballare, né hanno mai visto un toro. E però un punto di contatto c’è, sia tra gli spagnoli ed il loro folklore, sia tra i napoletani e la camorra. E proprio la gente come Borriello, a mio avviso, approfittando dell’infrastruttura mediatica messagli a disposizione dalla celebrità del carnevale pallonaro, dovrebbe usare questo privilegio per denunciare, per denunciare ciò che conoscono. Ora, per carità, non dico che Borriello dovrebbe dire a tutti che il presidente/proprietario della sua squadra di calcio –il Milan- è un criminale e un mafioso: questo lasciamolo dire a gente più documentata e meno ricattabile. Però sì Marco potrebbe se non altro appoggiare la causa di Saviano, di quel ragazzo napoletano anch’egli giovane e celebre che un giorno o l’altro, per il suo impegno e lavoro, potrebbe veder spezzata la propria vita, così come a Borriello potrebbe capitare, sempre per impegno e lavoro, di spezzarsi un legamento crociato o una gamba.
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