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| Il Governo che sta dalla parte delle vallette, ma contro i lavoratori... |
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| Domenica 07 Marzo 2010 18:22 |
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In questa fase della comunicazione politica italiana si fa un po' fatica a parlare dei problemi reali del paese (a partire dal lavoro). Sembra quasi d'essere “fuori tema”, tra vicende di vallette, scandali di varia natura, interrogativi se la legge vada rispettata o meno (vedasi questione liste elettorali del Lazio e della Lombardia), ecc... Eppure, mentre si fa un gran parlare di tutto ciò il Governo si muove ed adotta provvedimenti in sordina che incidono/incideranno profondamente sul futuro degli Italiani. Sul tema del LAVORO dobbiamo dire che il Governo ha proprio le idee chiare....peccato che siano contro i lavoratori. Pochi sanno infatti che l’aula del senato ha approvato mercoledì 3 marzo, in via definitiva, il disegno di legge sul lavoro, che aggira e smantella di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori attraverso l’introduzione di norme sull’arbitrato per risolvere le controversie di lavoro. La legge è stata approvata con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l’altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l’apprendistato e le controversie sul lavoro. Il voto del senato è una vera e propria controriforma che mina radicalmente i diritti del lavoro. Si tratta dell’abrogazione di fatto e surrettizia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in difesa del quale nel corso di questi anni tanta parte delle classi lavoratrici e del paese si è impegnata per arginare gli attacchi sempre più ignobili e spudorati da parte della destra berlusconiana. La nuova norma varata dall’aula di palazzo Madama limita la competenza del giudice e privilegia il canale dell’arbitrato e della conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso. Ma che cos’è un arbitrato e chi fa le veci di un arbitro? L’arbitrato è un giudizio privato con cui le parti, al momento della stesura del contratto, con una clausola, oppure a controversia già insorta, scelgono di rimettere la risoluzione di questa alla decisione di uno o più arbitri, escludendo così definitivamente il ricorso al giudice ordinario. Gli arbitri sono persone iscritte nell'elenco degli Arbitri della Camera di Commercio, esperte nei settori economico-giuridici e che hanno ricevuto un'apposita formazione per la gestione delle procedure arbitrali . La differenza sostanziale tra il giudizio arbitrale e quello del giudice sta nel fatto che mentre il giudice, nel prendere la sua decisione su una questione, si deve rifare alle leggi inerenti l’argomento, l’arbitrato decide in base a ciò che lui ritiene più giusto. Le possibilità previste per ricorrere all’arbitrato in funzione della risoluzione delle controversie tra datore di lavoro e lavoratore sono due. La prima, virtualmente più sicura, è attraverso i contratti collettivi nell’ambito di cui le parti possono stabilire i limiti in cui l’arbitrato può essere esercitato. Se però le parti falliscono nel trovare un accordo, può intervenire il ministro per decreto. La seconda possibilità è che il singolo lavoratore accetti un accordo secondo cui il proprio contratto di assunzione preveda il ricorso all’arbitrato per risolvere le controversie, incluso il ricorso all’arbitrato secondo equità: ciò implica la possibilità di bypassare le norme inderogabili di legge, quindi diritti come l’articolo 18, le retribuzioni o le ferie. Tale accordo può essere stabilito anche nel corso del rapporto di lavoro. Una norma che dunque devasta di fatto l’articolo 18 e pone brutalmente i lavoratori in una condizione soggiogata e ricattabile. Basti pensare alla posizione di assoluta debolezza contrattuale del lavoratore precario o comunque di qualunque lavoratore al momento della stipula del contratto di lavoro... Infatti secondo la norma in questione, anche se si prevede una scelta tra arbitrato e giudice, il datore di lavoro in fase di contratto di assunzione potrebbe obbligare il lavoratore, che risulta, proprio perché ancora non assunto, in un momento di estrema debolezza negoziale, a firmare una clausola compromissoria tale da accettare in caso di controversia un arbitrato. I sindati confederali, tranne la CGIL, hanno condiviso questa norma.... Come Federazione della sinistra ci rivolgiamo a tutte le forze democratiche e invitiamo tutti i cittadini a mobilitarsi fin da subito per far sentire la propria voce della civiltà e del diritto contro questo ennesimo scempio operato dalla destra: per chiedere al presidente Giorgio Napolitano di non firmare questa norma incostituzionale; per costruire un movimento democratico e partecipativo in difesa delle libertà e i diritti individuali e collettivi; per realizzare il referendum abrogativo della legge. Un referendum che si deve affiancare alla difesa attiva del lavoro a partire dai territori. Per questo motivo siamo ancora più convinti che la risposta in positivo a questi atti del Governo contro i lavoratori possa risiedere anche nella nostra proposta di legge regionale sul lavoro (che prevede l'estensione degli ammortizzatori sociali, una moratoria dei licenziamenti, il contrasto urbanistico alle delocalizzazioni ed un rinnovato ruolo del pubblico nella gestione del ciclo economico) e nella nostra proposta locale di costruzione di un fondo di solidarietà per i lavoratori scoperti dagli ammortizzatori sociali. Attiviamoci e mobilitiamoci contro il Governo e per l'estensione dei diritti sui territori!
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