Autostrada verso il nulla (sugli inceneritori) PDF Stampa
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Lunedì 01 Marzo 2010 16:08

brokenroad

 

Immaginate un’autostrada che parte dal nulla e va verso il nulla, ma che tutti i cittadini sono costretti a percorrere pagando il casello.
Questo in sostanza è il concetto che sta alla base di un inceneritore.

Quando si tratta questo argomento si compie spesso l’errore sostanziale di accostarlo ai rifiuti, l’inceneritore come oggetto e l’incenerimento come pratica sono cose che hanno a che fare con i rifiuti e col loro smaltimento in maniera marginale, i legami forti sono con l’economia (intesa come PIL derivante principalmente dal cemento) e con l’erogazione dei finanziamenti pubblici.

L’inceneritore è una macchina e come tale è progettata e realizzata per compiere un lavoro. Se questa macchina sarà pensata per bruciare 750.000 tonnellate/anno, come quello di Acerra ,di rifiuti quella quantità dovrà essergli fornita, sempre in continuo per i prossimi 20 anni (durata minima del ciclo produttivo). L’inceneritore non è uno scaldabagno che si accende all’occorrenza.

Risulta quindi scontato che costruire un impianto di incenerimento non porta alla riduzione dei rifiuti alla fonte, ne in termini di diminuzione globale, ne come aumento della raccolta differenziata.

L’obiezione più comune quando si pone un NO incondizionato all’incenerimento dei rifiuti  è: “Allora voi che vorreste fare? Continuare a metterli sotto terra?”
La risposta è scontata (NO), ma ci fa sinceramente sorridere che si voglia risolvere di colpo un problema, dopo averlo ignorato per anni, proprio con una cosa che soluzione non è.
Pochi sostenitori dell’incenerimento si rammentano di dire che il processo alla fine del ciclo restituisce comunque un " target="_blank">25% minimo in volume (quindi in peso la percentuale aumenta trattandosi di materiali compatti) di scorie che per legge europea devono essere trattate come materiale tossico che ha un costo di smaltimento superiore del 40% rispetto allo smaltimento in discarica.

Appare quindi abbastanza evidente che un NO incondizionato all’incenerimento dei rifiuti sia l’unica chiave che mette in moto quel meccanismo, legislativo e di opinione pubblica, che porta alla riduzione dei rifiuti alla fonte.

Molti prodotti che oggi acquistiamo non sono riciclabili non poterli smaltire se non in discarica porterà l’industria a riprogettare tutto ciò che non è riciclabile, fosse anche per mera convenienza economica. Amministrazione e cittadini inizieranno, per senso civico, ma anche per convenienza economica, a mettere in atto quei processi che portano alla riduzione globale dei rifiuti. Compostaggio domestico, riduzione dell’usa e getta, prodotti alla spina, sono pratiche che devono essere messe in atto, ma per farlo purtroppo serve non avere alternative.

Questa è l’autostrada, il pedaggio sono i contributi CIP6, soldi sottratti alle nostre tasche per essere destinati al sole, al vento, alle energie rinnovabili, dirottati all’ultimo verso gli scarti del petrolio e all’incenerimento dei rifiuti.

Comunque non abbiamo niente in contrario all’imprenditoria privata. Se un imprenditore sul proprio terreno, coi propri soldi, volesse costruire un inceneritore, comprare sul mercato la materia prima (i rifiuti), pagare di tascha propria i danni alla salute pubblica (da 4 a 21 €/tonnellata )e guadagnare vendendo l’energia prodotta ben venga.Non preoccupatevi, non troverete coda.

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