Futuro e cemento hanno lo stesso colore (parte prima) PDF Stampa
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Martedì 12 Gennaio 2010 17:39

Prendiamo spunto da un articolo comparso sul quotidiano on-line gonews.it per trarre alcune considerazioni sull'edilizia e sul suo legame con l'economia. Questo ci permetterà anche di ricollegarci ai quattro consigli comunali iniziati ieri sera in cui sono state e verranno trattate le osservazioni dei cittadini alla variante al piano regolatore. L'articolo è suddiviso in due capitoli per consentire una più agevole lettura.

 

Dall’alto il nostro paese ci appare come un unica distesa di cemento. Quasi con soluzione di continuità case, strade, piazze, fabbriche, condomini, centri commerciali si susseguono da nord a sud lungo tutta la penisola. Gli spazzi lasciati inviolati sono pochi, pochissimi, la cementificazione nel nostro paese è a livelli altissimi.

Questa concentrazione di fabbricati non può trovare come unico fattore di spiegazione l’elevata densità demografica del nostro paese, altro fattore di primo rilievo sono senza dubbio le errate scelte politiche ed economiche che in passato come oggi continuano ad essere fatte.

In Italia manca un piano strategico per l’energia, per i rifiuti, per la sanità, l’industria, per tutto.

Troppo tardi ed in maniera senza dubbio blanda si è iniziato a parlare di tutela del suolo, di impatto ambientale e non intendo da un punto di vista legislativo di valutazione vera e propria, quanto da un punto di vista di scelte, di concessioni, di reale necessità di un determinato immobile e questo a tutti i livelli dal comunale al nazionale.

Il territorio è poco, rendersene conto è semplice, percorrendo una qualsiasi strada che esce da una qualsiasi delle nostre città incontriamo case e fabbricati fino ad arrivare ad una nuova città. E’ sicuramente molto difficile capire dov’è il confine tra Firenze, Prato, Scandicci, Pistoia, Campi, Calenzano, Signa, città tutte interconnesse tra loro, la zona industriale dell’una è anche la zona industriale dell’altra, la periferia dell’una confina con quella dell’altra.

Le città crescono sempre più a ritmo di nuove costruzioni, nuove case, nuovi condomini, nuovi centri commerciali, nuove fabbriche, nuovi capannoni, entrando in città si è accoti da una selva di gru intente a costruire nuovi edifici. Perchè nuovi capannoni quando percorrendo la A1 i cartelli “AFFITTASI” sono più fitti delle insegne di Las Vegas?

Perchè nuove abitazioni se in una città come Firenze si stimano 15.000 case vuote?

Perchè nuovi ecomostri da 6 ettari al coperto nascono appena fuori dalle nostre città le vecchie industrie ormai inglobate nel centro città non sono riutilizzate anche se chiuse da tempo?

Non lo so. E’ veramente difficile dare una risposta semplice ad una evidenza così assurda.

 

... continua

 

 

 

 

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