L’ultima lezione
Letto: 941 volte
MyBlog
Mercoledì 01 Dicembre 2010 01:41

L’ultima lezione

La speranza è una trappola inventata da chi comanda, ci vorrebbe la rivoluzione - Mario Monicelli

A ricordare l’uomo di cinema Mario Monicelli ci penseranno i suoi film. Decine di lungometraggi dopo il primo a basso costo: “I ragazzi della via Paal”, premiato nel ’35 alla neonata Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, appena ventenne. Qualcuno grande, qualcuno non riuscito, qualcuno grandissimo. Come i due che alla fine degli anni ’50 hanno influenzato i cineasti di tutto il mondo: “I soliti ignoti” e “La grande guerra”. La geniale invenzione del gramelot di Brancaleone da Norcia. Altri che hanno saputo meglio rappresentare la trasformazione di questo paese nei difficili anni ’70: “Romanzo popolare”, “Un borghese piccolo piccolo”. Altri ancora che segnano tutte le tappe della parabola di quella che è stata classificata come Commedia all’italiana, ma che per lui era solo commedia, genere per il quale l’appellativo di Maestro gli suonava un po’ fastidioso. Ma è stato lui il primo a chiudere tragicamente un film “da ridere”, a coniugare la leggerezza divertita con le più amare riflessioni sul senso della vita, a fondere cialtronaggine ed eroismo, a suggerire che l’epica può essere amorale e che il valore si può trovare anche nei perdenti. Perciò la cosa migliore che possiamo fare è andarceli a vedere. O rivedere.

L’uomo Mario Monicelli si farà ricordare invece come un signore di 95 anni, elegante, asciutto e in buona forma fisica, malato terminale di un tumore alla prostata, che in una sera di pioggia apre il balcone e si lancia dal quinto piano dell’ospedale dove è ricoverato. Detto e fatto. “Se dovessi essere costretto a una vita che non è vita la farei finita anch’io”. Chapeau. Mentre le armate degli integralisti pro-vita affilano le armi per rispondere alla storia d’amore di Piergiorgio e Mina Welby, Monicelli scavalca tutto e tutti, balcone compreso, e ci spiega come si fa. Senza parole, senza retorica, senza invocare protocolli amministrativi, con la schiena dritta come sempre e fino all’ultimo. Un gesto che solo i superficiali possono definire disperato. Possiamo amare o meno il suo cinema, chi vuole può trovarlo datato o metterlo a improbabile confronto con la materia rutilante che riempie gli schermi del nuovo millennio. Ma l’uomo era questo. Un finto cinico animato da grande curiosità verso la vita, laico, libertario, rigoroso, antifascista. Militante. Dopo le giornate di Genova G8 2001 fu tra i primi a mettersi a disposizione della difesa dei manifestanti sotto processo con la propria testimonianza diretta e i filmati girati sul campo alla bella età di 85 anni. Lucidissimo nel definire le prove tecniche di regime cui aveva assistito. Autentico e senza sconti nell’indignazione e nella denuncia di uno dei capitoli più infami della nostra storia recente.

Alle stesso modo fino all’ultimo ha difeso pubblicamente il cinema e il teatro dagli attacchi che questa classe politica di guastatori sta portando avanti, badando bene a ricordare sempre che è la cultura tutta a essere sotto attacco, ribadendo che la cultura nasce e trova linfa vitale principalmente tra i giovani. Generazione verso la quale si sentiva e si manifestava complice, solidale, mai paternalista o in posizione di superiorità. Non limitandosi a dichiarazioni e interviste talvolta disturbanti fino ai confini della provocazione, ma essendo presente, partecipando a incontri e manifestazioni. Scendendo ancora in strada. Senza timore di scontrarsi o rendersi antipatico quando lo riteneva necessario. Un uomo che aveva rifiutato la Legion d’onore perché non gli interessava, che a ottant’anni compiuti da un pezzo era tornato a vivere da solo come uno studente. Che per la sua ultima lezione ha scelto un balcone del Policlinico, senza proclami, senza polemiche, con grande dignità. Un uomo che - non posso fare a meno di ricordarlo - dopo essere venuto a presentare il suo ultimo film “Le rose del deserto” (una lavorazione durissima in Africa, affrontata a novant’anni) dopo una cena passata a discutere di tutto, all’oste che all’una di notte chiedeva se gradiva una grappa rispondeva no grazie, la grappa mi è un po’ pesante, non c’è una vodka, bianca secca e ghiacciata? Un mito anche in questo. Addio Maestro.

http://www.globalproject.info/it/produzioni/Lultima-lezione/6568

 

Mario Monicelli, grandissima intelligenza, l’ennesima che ci perdiamo. E quel che resta è davvero sempre più deprimente.

Era malato, di tumore, aveva 95 anni e se ne andato con la stessa coerenza con la quale aveva sempre vissuto: da persona laica. Si è lanciato dal quinto piano dell’ospedale per scegliere il momento della sua morte in una nazione che non ti permette di scegliere, mai.

Scommetto che se avesse manifestato a qualcuno la sua intenzione l’avrebbero sedato, perchè in Italia preferiscono umiliarti, mortificare la tua intelligenza, dirti che sei pazzo piuttosto che concederti la libertà di vivere e morire fuori dalla schiavitù dei dogmi, lontano dagli integralismi.

Mario Monicelli se ne è andato con dignità e già qualche quotidiano sminuisce il suo gesto che invece dovrebbe far discutere. Perchè un uomo come lui avrebbe potuto finire la sua vita in un ospedale di una nazione in cui l’eutanasia è possibile. Invece si è lanciato dal quinto pianto di un ospedale romano, in piena città governata dal vaticano e dai baciapile.

E se un uomo come lui è costretto a fare questo in una nazione che dice di combattere gli integralismi non lo fa di sicuro solo per se stesso.

Mi piace pensare che lo abbia fatto anche per me, per te, per noi, per voi. Per tutte le persone che sentono stritolate le proprie libertà in una brutta epoca, in un brutto posto, che tiene intrappolati i nostri corpi e pretende di avere la chiave di accesso per i segreti delle nostre anime.

Grazie per tutti i film. Grazie per questo ultimo gesto di libertà

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/11/30/ciao-mario/

 

 

b_170_0_16777215_0___images_blog_155_11_33.jpg

"Dovete usare voi la vostra forza per sovvertire, protestare! fatelo voi che siete giovani" (Mario Monicelli)

Giovedi 2 dicembre alle ore 22.15 al Csa Intifada, via 25 Aprile Ponte a Elsa-Empoli

Una serata per ricordare Mario Monicelli:

Proiezione de L'Armata Brancaleone,

un film di Mario Monicelli.

 Con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno, Maria Grazia Buccella Commedia,, durata 120 min. - Italia, Francia, Spagna 1966.

b_170_0_16777215_0___images_blog_155__155824_179020892111904_177695442244449_664948_4757267_n.jpg

 

Aggiungi commento


ultimi commenti

Call 2 - Cercasi Comparse per film Zombie Massacre ... Who will Survive?
manda una mail a zm.stage@gmail.com ...
 
vorrei partecipare al provino del ...
In cammino - video e photo contest
Se vi interessano i contesti video ...

Video Tags

'; // alternate content

Requires Flash Player 9 or better.

Creative CommonsCredits | www.zonelibere.net 2012 | Condizioni di Utilizzo |