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| Sabato 03 Luglio 2010 15:09 |
Aiutiamo gli eritrei torturati in Libia, aderiamo all'appello de l'Unità!
Circa 350 profughi Eritrei detenuti a Misratah in Libia, chiedono aiuto per far cessare la violenza inaudita a cui sono sottoposti dal pomerigio del 29 giugno. I profugih riferiscono di percosse, manganellate con 30 persone ferite seriamente: un vero e proprio bagno di sangue. La situazione è molto grave, con persone disperate che minacciano il suicidio, ingerendo della varechina o altre sostenza tossiche. E’ necessario che qualcuno, Unione Europea o Nazioni Unite, intervenga immediatamente per salvare queste persone dal rischio di morte sotto i manganelli delle guardie carcerarie o per un suicidio collettivo provocato dalla disperazione. Successivamente è iniziata una vera e propria deportazione forzata dal Centro di detenzione di Mishratah. E’quello che i profughi temevano: l’espulsione forzata, chiusi in camion container come bestiame. Si tratta di una totale violazioni dei diritti dei richiedenti asilo politico. Tratto da: MeltingPot Europa L'ASSOCIAZIONE CITTA' METICCIA ADERISCE ALL'APPELLO DE L'UNITA' Che a Misratah tirasse una brutta aria lo si era capito da un pezzo. Da quando, tre settimane fa, il governo libico aveva espulso l’Alto Commissariato dei Rifugiati delle Nazioni Unite, che proprio a Misratah aveva regolare accesso da ormai tre anni. Ma i guai sono arrivati nella giornata di ieri. I militari libici hanno consegnato ai detenuti i moduli dell’ambasciata eritrea per l’identificazione. Tutti si sono rifiutati categoricamente di fornire la propria identità all’ambasciata, temendo che fosse il primo passo per un’espulsione collettiva. Al loro rifiuto la tensione è salita, fino a sfociare in una rivolta, con un durissimo scontro con le forze di sicurezza. Qualcuno ha tentato di scavalcare il muro di cinta e fuggire, ma l’evasione è stata presto sventata e la protesta duramente repressa a colpi di manganellate. Secondo l’agenzia Habesha, che da Roma ha potuto raggiungere telefonicamente alcuni detenuti di Misratah, ci sarebbero una trentina di feriti gravi, che sarebbero stati portati via nei container insieme a tutti gli altri. Habesha riferisce anche di tentati suicidi per evitare la compilazione dei moduli di identificazione. Il timore generale è infatti quello di essere espulsi in Eritrea. La Libia ha sospeso le espulsioni verso Asmara negli ultimi tre anni, ma la chiusura dell’ufficio dell’Unhcr a Tripoli non lascia ben sperare. Una fonte informata e presente in Libia sostiene più verosimile che si tratti di una deportazione da Misratah ad altri campi di detenzione per punire i rivoltosi e dividerli in gruppi più piccoli in altri centri. Tuttavia l’allarme per il rischio espulsione di massa rimane altissimo. La diaspora eritrea da anni passa attraverso Lampedusa per chiedere asilo politico in Europa. La situazione ad Asmara è sempre più preoccupante. Tratto da: FortressEurope HO SENTITO QUELLE VOCI. NEL CONTAINER SOTTO IL SOLE DEL SAHARA. http://cittameticcia.blogspot.com/2010/07/aiutiamo-gli-eritrei-torturati-in-libia.html More images... Commenti (0)
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