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| Martedì 22 Giugno 2010 13:21 |
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L’Italia calcistica, dati alla mano, è una potenza indiscussa. Ha partecipato a 16 edizioni su 18, vincendo 4 volte e rientrando altre 3 sul podio. Questo sì, più o meno sempre arrancando, soprattutto agli inizi, soprattutto con le squadre meno blasonate, praticando quasi sempre un gioco approssimato, fatto di sofferenza ed espedienti. Una squadra potremmo dire “cattolica”, che solo nei momenti di difficoltà sembra in grado di riuscire a dare il meglio di se stessa. Una squadra che incassa come la manna dal cielo uno squallido punticino con il Paraguay e che zitta zitta si organizza per la partita successiva. Ora, a me personalmente le fortune del mondiale azzurro m’interessano al pari della fertilità dei canguri, però mi chiedo se questa capacità di soffrire sia, appunto metafora del nostro paese. Il nostro paese è fatto sì di pavoni e di figli di puttana –ogni eufemismo si è rifiutato di sostituire il sintagma-: pavoni e figli di puttana per cui diventa appetibile l’idea di reintrodurre la pena di morte. Ma il nostro è anche il paese di piccoli risparmiatori, operai ed imprenditori che da decenni tengono in piedi la baracca. Baracca Italia. Per vari motivi ho difficoltà a tifare la nazionale, ma nemmeno le do contro. Diciamo che comunque vada ne ho sempre apprezzato l’umiltà e la coesione di gruppo, quelle stesse umiltà e coesione che se fossero appannaggio anche della società forse ci permetterebbero di essere un po’ più forti ed un po’ più sereni. More images...Commenti (0)
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