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| Vanitas. From Caravaggio to Damien Hirst - Parigi |
| Giovedì 04 Febbraio 2010 00:12 |
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Curata da Claudio Strinati (direttore generale del Mibac) l’esposizione affonta il tema della vanità attraversando i secoli ed i molteplici movimenti artistici: dal barocco alla neo-pop art, dal post – impressionismo al surrealismo, pitture, sculture, fotografie, video, oggetti, raccontano dell’attrattivo rapporto degli artisti con la caducità delle cose terrene. Si tratta di una mostra alquanto inusuale, che mescola passato e presente dell’arte; dall’immagine del famigerato cranio umano incrostato di diamanti di Damien Hirst (For the love of God, 2007), a quelle delle performance di Marina Abramovic con gli scheletri caricati in spalla, dagli esempi contenuti nei mosaici pompeiani ai “memento mori” (ricordati che devi morire) presenti nella pittura del XVII secolo. La mostra di Parigi oltre a sviluppare il racconto della “vanitas” nell’arte sottolinea come il concetto abbia , negli ultimi tempi, trovato un nuovo impulso, alimentato da fenomeni come il riscaldamento globale che fortemente influenza l’immaginario dell’artista. Ed infatti la mostra apre con una serie di opera contemporanee, di artisti come Jan Fabre, Cindy Sherman, Yan Pei Ming, Annette Message ed altri per andare indietro nel tempo sino a duemila anni fa. Tra le opere più significative, due dipinti di San Francesco, uno del Caravaggio, l’altro di Zurbaran; di Cezanne, la natura morta con cranio e candelabro; ed ancora un cranio “fissato” da Warhol nel 1976. La mostra si conclude con oggetti strettamente legati al concetto di vanità, i gioielli, in arrivo da prestigiose collezioni internazionali tra cui alcuni pezzi di Codognato; la lussuosa gioielleria veneziana da sempre legata al mondo dell’arte. |