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Ieri ho percepito il mio primo stipendio da insegnante in Italia: 1370 € netti corrispondenti a 18 ore di lezione settimanali, che poi va moltiplicato per 13 mensilità, corrispondenti a 9 mesi di lavoro effettivi, al netto di luglio, agosto e le vacanze sparpagliate durante l’anno. Beh, detto così -e questo è il messaggio che arriva attraverso i media- gli insegnanti non se la passerebbero così male: 9 mesi corrispondono a circa 40 settimane che moltiplicate per 18 ore settimanali fanno 720 ore di lezione, ergo (1370X13):720= 25 € nette l’ora, il quintuplo di un cameriere. Sì però, a differenza dei camerieri, l’insegnante deve come minimo investire cinque anni nell’università a cui, in base alle generazioni, i più fortunati hanno fatto seguire gli anni di studio e attesa per i concorsi o studio, attesa e spese per le SSIS; gli ultimi arrivati nemmeno quello: aspettano (invano) e basta. Agli insegnanti, a differenza dei camerieri, non vengono dati i pasto, le mance, né la stabilità di lavoro, che qualcosa, magari in modo difficilmente quantificabile, dovranno pur valerlo. Molti insegnanti -io so di essere un privilegiato- percepiscono uno stipendio solo al 30/06 e dopo, quando gli va bene, devono accontentarsi delle briciole e dell’umiliazione del sussidio estivo. E poi ci sono le ore di buco tra una lezione e l’altra, le 120 ore di ricevimenti mattutini e pomeridiani, consigli di classe e d’istituto, riunioni straordinarie, scrutini, ecc., che spesso, per non dire quasi sempre, vengono sforate. E poi dove mettiamo ore ed ore da dedicare alla burocrazia, alla preparazione delle lezioni, delle verifiche nonché il tempo da dedicare alle correzioni? E dulcis in fundo molti insegnanti, come il sottoscritto del resto, mediamente devono spostarsi per molti più chilometri di un lavoratore qualsiasi, affrontando i disagi e i costi (in termini di tempo e soldi) del pendolarismo italiano, che viste le infrastrutture del Belpaese è quasi uno sport estremo. Se calcoliamo e quantifichiamo tutti questi fattori è auspicabile pensare che un insegnante lavori almeno il doppio delle 18 ore lettive. Ovviamente senza contare i corsi di formazione e aggiornamento, mai retribuiti seppur indispensabili come il pane, che un insegnante dovrebbe seguire in modo costante. Se confrontiamo quello che prende un insegnante europeo, il nostro parametro di riferimento, possiamo dire che gli insegnanti italiani non percepiscono poco: se guadagnassero uno stipendio base di 1600-1700 € lo potremmo anche dire. Guadagnandone però 1370, senza dimenticarci ovviamente del il costo della vita, possiamo tranquillamente affermare che in Italia un insegnante lavora al 66% e al 33% fa volontariato. Credo che in base agli elementi dati sarebbe logico che guadagnasse almeno 2000€, magari con maggior stabilità di lavoro, strutture scolastiche più degne di questo nome e maggior aiuto (morale, ma non solo) da parte di famiglie e istituzioni. Personalmente, citando solo la mia esperienza d’insegnante all’estero, posso dire che l’anno scorso, lavorando meno e in modo più organizzato, percepivo circa 10.000€ netti in più all’anno, in un paese dove tutto sommato la vita, almeno nelle cose fondamentali, è un 15-20% più economica. Fate voi.


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